sabato 19 marzo 2016

Il "serio" divertimento di "Ave, Cesare!"


Dopo la bruma grigia ed esistenziale del bellissimo "A proposito di Davis", i fratelli Coen tornano al colore, all'omaggio e al diletto del cinema con un'opera frizzante e solo apparentemente d'evasione come "Ave, Cesare". 
Un film che, dopo il divertimento gioiosamente sopra le righe e il puro piacere estetico e musicale, chiede allo spettatore di interrogarsi non tanto sui massimi sistemi religiosi o politici chiamati in causa dalla narrazione, quanto sul modo in cui gli stessi continuano oggi a influenzare la più grande industria dell'intrattenimento globalizzato. 
Il mondo, proprio come il cinema evocato dal film, è tutta una questione di compromessi (irrisolti ovviamente) fra fede, ideologie, sesso e comparse pagate un tanto al chilo.
Niente è cambiato da allora, abbiamo solo più anticorpi (cinematografici?) per comprenderlo.
Ave, Coen....






  
 

giovedì 10 marzo 2016

Oscar 2016: Sopravvissuti e sopravviventi

L'atteso Oscar a Leonardo Di Caprio, l'Oscar al primo soundtrack di Ennio Morricone, i premi alle esordienti neo-candidate...   
Ecco le mie riflessioni all'indomani degli Oscar 2016.
Non si tratta della classica elencazione di premi ma di uno sguardo personale sui verdetti condotto attraverso una chiave di lettura inedita, quella della "sopravvivenza".
 
Nel link sotto l'articolo.
Buona lettura.

http://www.voismagazine.it/dp/2016/02/29/oscar-2016-sopravvissuti-e-sopravviventi/



 
 

domenica 6 marzo 2016

"Il figlio di Saul", l'orrore, la pietà e la memoria

L'Oscar 2016 per il Miglior Film straniero è andato meritatamente al bellissimo Il figlio di Saul, approccio inedito, crudo e necessario sulla tragedia della Shoah.
Un film, quello dell'ungherese Laszlo Nemes, capace di spazzare via le tante visioni hollywoodiane conciliatorie sull'Olocausto e di mettere il punto (forse definitivo) sui limiti e le responsabilità di un regista di fronte a ciò che è cinematograficamente "mostrabile".
Un film sull'orrore che si fa quasi "film dell'orrore", ma anche una parabola umana e misericordiosa sul significato della memoria storica collettiva.
Un'opera potente, unica e imprescindibile per ogni spettatore.
Da non perdere assolutamente.


Nel link sotto la recensione:
http://illustracinema.blogspot.it/2016/02/il-figlio-di-saul-un-canto-crudo-e.html

Disegno per "Il figlio di Saul" opera di Andrea Lupo

    




mercoledì 2 marzo 2016

L'orrore è una fabbrica aperta a Mezzanotte...


Meno male che esiste.
Parlo della preziosa Midnight Factory, la casa tutta italiana specializzata nella distribuzione di titoli horror belli e sconosciuti che nel belpaese (si fa per dire) faticano ad arrivare nelle sale o perfino in home video.
Ci volevano questi folli, incredibili ragazzi (o giovani uomini con lo spirito da ragazzi) per colmare le lacune di una distribuzione che ancora oggi si dimostra miope di fronte alla qualità intrinseca a un genere per lo più (ingiustamente) sottostimato.
Perchè dinanzi a un qualsiasi, insulso capitolo di saghe POV sponsorizzato dalle major, loro rispondono portando in sala prodotti indipendenti e necessari come quella gemma che è "Babadook" o il capolavoro "It follows" (il regalo per la prossima estate).
Perchè mentre i cinema si riempiono di insulse parodie horror loro invece ci portano, direttamente nel salotto di casa, l'incubo metamorfico di "Honeymoon",  la trilogia del terrore di "V/H/S" e quei "Tales of Halloween" che renderanno di certo più sinistro il prossimo 31 Ottobre.
Perchè per fare felice un appassionato occorre che ci sia un appassionato a dirigere la baracca (o una "fabbrica", rigorosamente aperta a mezzanotte).
Perchè il Male, come dicono loro, bisogna saperlo fare "bene". 

Perchè un contest come quello intitolato "We love Horror", gara fra illustrazioni dedicate ai titoli Midnight Factory, poteva concepirlo solo chi dell'horror ha fatto la sua professione, dedicandolo a chi dell'horror ne ha fatto la sua seconda pelle.
Proprio come me, proprio come tanti altri.
We are everywhere..
Ci chiamano nerd, morbosi o talvolta svitati sol perchè, anche da adulti, esultiamo di fronte a uno squartamento gratuito, vibriamo nel percepire cigolii e presenze sinister e amiamo portarci a letto l'inquietudine di un torvo babau che vive nell'ombra (o nella mente).
Ci credono sbagliati perchè persi dentro il male, noi che invece il bene sappiamo distinguerlo di più e meglio.
Ci vedono fuori dal mondo, dall'arte e dalla vita laddove i veri appassionati (di cinema, arte e vita) siamo proprio noi, strambi ragazzotti che amano dialogare con le tenebre della sala solo per uscire da questa più innamorati della luce.
Coccoliamo la paura senza rifuggirla, viviamo di brividi che ci mantengano insonni finchè il sonno (della ragione?) non prende infine il sopravvento.
Gustiamo il terrore come una linfa perchè, in fondo, quello vissuto al di là dello schermo non sarà mai peggiore dell'orrore fuori di esso.
Ci nutriamo di urla, mostri e maledizioni e, chissà, magari un domani saremo più preparati ad affrontare l'assalto dei very boogeyman.
E a salvarci naturalmente.
Perchè, in fondo, rispetto agli altri noi sappiamo sempre quale porta prendere per scappare...
We love horror....          

 
Un grazie alla Midnight Factory per aver scelto il mio disegno dedicato a "Sinister" come vincitore fra tanti altri, meritevoli concorrenti (compreso il sottoscritto che gareggiava con se stesso con altri due omaggi dedicati a "Green Inferno" e "Babadook").


Il disegno dedicato a "Sinister" di Andrea Lupo, vincitore del contest "We Love Horror"

Disegno dedicato a "Green Inferno" di Andrea Lupo
   
Disegno dedicato a "Babadook" di Andrea Lupo 

Gli omaggi al primo classificato: Il poster autografato di "Tales of Halloween" e i due bluray. Grazie Midnight Factory!

lunedì 29 febbraio 2016

MAD MAX e quei 6 "furiosissimi" Oscar!


Sei Oscar solo tecnici ma di quelli che parlano chiaro: montaggio, scenografia, costumi, sonoro, effetti sonori e trucco.
L'Academy, agli Oscar 2016, ha scelto la strada della tradizione incoronando "Spotlight" e "The Revenant" come film meritevoli delle statuette principali (film, regia, sceneggiatura, fotografia, attore).
Premia tuttavia il capolavoro di George Miller sotto quasi tutti i profili sonori ed estetici (solo la fotografia e gli effetti visivi gli vengono soffiati- ma per una buona causa- da "The Revenant" e "Ex Machina"), dimostrando così che anche i riconoscimenti nelle categorie non principali a volte sanno essere "pesanti" quanto tutti gli altri.
Perchè "Fury Road" non aveva bisogno d'altro per essere considerato uno dei migliori film del 2015.
Perchè i veri protagonisti di questo "Mad Max 6.1" non sono nè Immortan Joe, nè Max nè l'Imperatrice Furiosa.
Perchè la strada, la rabbia e il metal non hanno bisogno di categorie per essere considerati protagonisti.
Sono loro gli interpreti principali di un'opera che sconvolge i sensi ancor prima che il cervello.
Loro (de)scrivono i versi di una folle e sovraeccitata poesia hi-tech che travolge ogni spettatore e stravolge anche il più bacchettone dei i verdetti.

Quei sei "furiosi" e meritatissimi Oscar lo dicono chiaro: qui non c'è solo da vedere, qui c'è soprattutto da AMMIRARE!...    


"AMMIRA!" disegno di Andrea Lupo








giovedì 25 febbraio 2016

Spotlight e le verità nascoste (a se stessi)


Il Team del Boston Globe "Spotlight" nacque nel 1970, due anni prima che scoppiasse lo scandalo Watergate, e pose le basi per quello che sarebbe divenuto negli anni il giornalismo d'inchiesta americano.
"Il caso Spotlight" ("onore" ai titolisti italiani che hanno frainteso anche stavolta, trasformando il nome del team nel caso indagato) racconta una delle battaglie più dure intraprese da quei giornalisti nel 2001, quella contro la pedofilia "istituzionalizzata" dei preti di Boston (da cui il cosiddetto "Massachusetts Catholix sex abuse scandal") e contro il sistema giudiziario e informativo che contruibuì ad insabbiare atti e documenti ufficiali.
Il film di Tom McCarthy impagina diligentemente l'inchiesta, senza drammatizzare o spettacolarizzare, lasciando che siano i fatti a parlare e a sedimentare dentro gli spettatori. 
Mancano probabilmente le vibrazioni del grande cinema degli anni '70, ma in compenso nel film si fa strada  un'idea sottile e non poco inquietante sulle storture della società dell'informazione, quella talmente presa dal proprio fervore investigativo (o semplicemente dall'ansia da scoop) da essere diventata silenziosa "complice" dei fatti, incapace perfino di riconoscere la propria miopia interna.
Solo un cenno forse, ma di quelli che lasciano il segno.
Da vedere.






lunedì 22 febbraio 2016

L' affresco americano al sangue di "The Hateful Eight"


Fuori dalle candidature principali agli Oscar 2016 (a parte il premio ormai scontato per il soundtrack di Ennio Morricone), "The Hateful Eight" è forse il titolo più ferocemente politico di tutta la filmografia di Quentin Tarantino.
Il regista utilizza gli stilemi più noti del suo cinema (le iene, la claustrofobia, la struttura ad interrogatorio) per fare un processo personale all'America, alle sue ipocrisie e razzismi.
Inevitabile la stroncatura da parte del pubblico americano.
Dopotutto come far digerire quel metaforico "sputo" su un mito fondativo come Abramo Lincoln?

Nel link sotto la mia recensione:
http://www.voismagazine.it/dp/2016/02/22/the-hateful-eight-la-recensione/