
ZUCCHE ROTTE, MELONI MARCI E LA (STANCA) METAFORA DELLA MAZZA
Per Halloween quest’anno non ci siamo fatti mancare proprio niente, né i
dolcetti per le strade, né i buffoni in trasmissione né gli
“scherzetti” cattivi in Parlamento.
C’è di tutto e c’è di più. La
misura è così colma che non si sa se ghignare al digrignare altrui o
piangerci sopra in meditabondo silenzio. Ma forse il suono è così
tragicamente simile da confondere singhiozzi e sghignazzi.
Democrazia-tappezzeria tirata giù all’occorrenza e rincollata a
convenienza, con l’unica carta che dovrebbe contare (la Costituzione)
mai realmente digerita dal sistema, dai politic(ant)i e dal popolo. Già
il popolo. Ecce popolo.
C’è un popolo delle libertà (proprie) che
decide la sorte di quelle altrui. C’è poi un popolo orgogliosamente
ignorante che ignora (nomen omen, è il suo lavoro) tutto ciò che vive
oltre il suo ombelico. C’è pure un popolo di riformatori superbamente
piazzato di fronte allo specchio-specchio delle sue brame (o sono
trame?).
Si sbraita, ci si divincola, si balla e ci si dimentica.
Tutti interpreti ideali di una coscienza che alberga nella pancia (o un
po’ più giù). Tutti portavoce di un pensiero (di popolo) che nasce
ancor prima di essere pensato (dal popolo) e che dopo essere così
(ri)nato illude il popolo che pensa di averlo pensato prima lui. Mal di
testa, lo so.
Il pensare, il pensato e il pensiero nella stessa
imbarcazione, dentro la quale non si muore fisicamente ma al più ci
muore solo il giudizio. Sopravvive il pregiudizio ovviamente ma lui era
già imbarcato su una nave da crociera.
Per Halloween non ci
siamo fatti mancare proprio niente. Abbiamo avuto i dolcetti per le
strade, i buffoni in trasmissione che mazziavano le zucche (perché siamo
italiani e la mazza piace a tutti, tricolore e monocolore) e gli
scherzetti cattivi in Parlamento, quelli che vorrebbero essere
politicamente polemici ma sono solo oziosamente e pericolosamente
“ostativi” (va di moda il lemma) per la memoria di una nazione. La
diversità di pensiero in democrazia non è più il problema però. Non più.
Lo è invece la modalità, il modo diventato esso stesso pensiero,
svincolato dal pensare e dal pensato, più importante del contenuto (come
il ghigno di una zucca più importante della polpa). Manco più veicolo o
macchina aziendale da tassare. Soltanto modo: gesto, urla, braccia
incrociate di fronte alla memoria della morte e rosario bene in vista
per la folla o i Tg. Democrazia-tappezzeria di un paese sempre più
insulso, esclusivista e vanitoso (ci sarò dentro pure anch’io con questo
post). Così impegnato a girare la testa a 360 ° come un demone sumero
(una volta erano solo destra e sinistra) da aver perso la bussola del
buon senso. O del buono. O semplicemente del senso.
Ci affidiamo
ai crocifissi, ai santi, ai morti e agli spiriti -non però ai loro
feticci giocosi una notte l’anno- riponendo in loro speranza, sapienza e
“raccomandanza” (non esiste lo so ma se accettate “petaloso…”). Sì i
morti sono i più saggi, non fosse altro perché il loro silenzio di
fronte a tanto spettacolo ne è la più evidente delle manifestazioni.
Peccato che non si impari nulla, ma proprio nulla da loro. Né dai morti
parenti stretti né da quelli lontani nella storia. Scherzetto tragico
anzichenò.
Buona festa di Ognissanti dunque e dei Morti ovviamente,
sempre che l’orrido Halloween non le abbia sfacciatamente eclissate dai
nuclei familiari. Se così fosse armatevi di mazza per nuove,
significative “epurazioni”, ben più importanti evidentemente di quelle
dei vostri nonni e dei nonni dei loro nonni. Che siano tricolore
ovviamente. Perché la mazza, si sa, è una cosa seria.
Testo e disegno di Andrea Lupo